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COME SCEGLIERE IL DENTISTA (PARTE 1)

ARRIGO PERONDI

AUTORE

Oggi andremo a valutare quali aspetti sono fondamentali per la scelta di uno studio odontoiatrico e quindi del dentista.

Prima di tutto bisogna valutare l’ambiente: lo studio deve essere pulito, ordinato e tutto lo strumentario imbustato, sigillato e sterilizzato (per capire come si fa a riconoscere uno strumentario sterilizzato andate a vedere il mio video dedicato), deve essere dotato delle più moderne attrezzature e di un personale professionale, cordiale, amichevole e disponibile.

Una volta scelto l’ambiente ci potremmo trovare di fronte a quattro situazioni:
1. studio mono-professionale: in cui il dentista si occupa di tutte le branche dell’odontoiatria;
2. studio multi-professionale: in cui il titolare dello studio si occupa di determinate branca dell’odontoiatria ed è coadiuvato in tutti gli altri settori da specialisti (collaboratori);
3. studio associato: in cui sono presenti più titolari che si occupano di determinate branca dell’odontoiatria che a loro volta possono essere o meno coadiuvati anche da altri professionisti esterni;
4. cliniche: generalmente nelle cliniche c’è un odontoiatra addetto ad effettuare la prima visita ed il piano di trattamento che successivamente verrà eseguito da altri professionisti. Questi collaboratori, a seconda della tipologia di clinica, potranno essere professionisti in pianta stabile oppure avvicendarsi anche molto frequentemente. Addirittura per uno stesso paziente potrebbero alternarsi, nell’arco di una terapia riabilitativa di un paio di anni, anche più di 10-12 professionisti diversi. Proprio per questo motivo, queste cliniche, molte volte hanno un addetto alle relazioni con il pubblico.

La scelta tra le situazioni sopra individuate è sempre ottimale a patto che voi individuiate da subito due figure fondamentali:
• il professionista o i professionisti che eseguiranno la prestazione;
• il responsabile del trattamento ossia chi garantirà il lavoro.

Se l’individuazione di queste due figure potrebbe risultare semplice in uno studio mono-professionale così potrebbe non essere quando aumenteranno i professionisti che potreste incontrare.

Della prima figura professionale dovrete valutare, prima di tutto, se effettivamente è un odontoiatra o un medico abilitato a fare quel tipo di intervento!
Troppo spesso i fatti di cronaca portano alla luce “soggetti” che lavorano come odontoiatri o come medici specialisti in altre discipline senza avere neanche una laurea.
Successivamente valutate, anche, quali qualifiche abbiano: specializzazione, background professionale, la branca di cui si occupano, insomma un po’ il curriculum.

Per quanto riguarda il responsabile, invece, dovrete chiedere esplicitamente alla reception, prima di iniziare il trattamento (meglio ancora se per iscritto), chi sarà il referente che garantirà e si assumerà la responsabilità del lavoro, ossia a chi dovrete rivolgervi qualsiasi problematica ci dovesse essere o anche soltanto per avere delle delucidazioni ed evitare così un possibile contenzioso.

Attualmente aumentano il numero dei contenziosi proprio perché, se da una parte è vero che ci sono persone (poche per fortuna!) che non aspettano altro che denunciare il medico nella speranza di ottenere chissà quale somma di denaro, la stragrande maggioranza si trova a doverlo fare perché ha ricevuto un trattamento carente e scadente sotto tutti i punti di vista.

Tutto ciò avviene anche a causa di pubblicità del tipo: “abbiamo eseguito migliaia di questi casi… questo trattamento si può effettuare su tutti i pazienti”; pubblicità che fuorviano il paziente e fanno rabbrividire me.
Questi slogan inconcepibili poiché, se è vero che i protocolli operativi, ossia la metodica, l’esecuzione continuativa di determinati procedimenti tecnici possono essere standardizzati, al contrario il trattamento deve essere unico e personalizzato per ogni tipo di paziente.
Il che vuol dire che si possono standardizzate le procedure, le tecniche chirurgiche, i materiali, ma poi “il tutto” deve essere rapportato alla persona su cui verrà eseguito.

Esempio. ammettiamo di avere due pazienti che siano anatomicamente e fisiologicamente uguali (cosa non dico impossibile, ma quasi), il trattamento da effettuare su uno o sull’altro, oltre a tenere in considerazione le problematiche anatomiche dovrà valutare la persona nella sua globalità: se il paziente è una persona paurosa o non paurosa, se riesce o no a rimanere sdraiata per molto tempo, a tenere la bocca aperta per un lungo periodo di tempo o no, quali sono le sue fobie, aspettative; insomma sono tantissime le variabili che bisogna valutare attentamente durante la programmazione del trattamento.

Quindi quello che è applicabile su Paolo probabilmente non andrà bene su Mario!

Se da una parte ci sono diverse tecniche per riabilitare le persone la “conditio sine qua non” è che il professionista sia in empatia con loro, perché senza conoscerne, anche gli aspetti emotivi e psicologi sarà difficile eseguire un piano di trattamento ottimale, cucito addosso come un abito sartoriale.
Proprio perché così importante, approfondiremo questa tematica nel prossimo articolo in cui tratteremo tanti altri aspetti tra cui anche i costi.
Per adesso è tutto…o quasi…

A presto
Arrigo

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